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Progetti coreografici 2021: Danzatori del II e III anno

venerdì 25 giugno 2021 Teatro ed altri spazi della Scuola Paolo Grassi

Una presentazione dei lavori coreografici degli allievi del II e III anno Corso Danzatore

Coordinamento | Marinella Guatterini
Assistente al coordinamento | Davide Montagna

Tutor dei progetti | Paola Bedoni, Biagio Caravano, Paola Lattanzi, Davide Montagna, Emanuela Tagliavia, Ariella Vidach.

Danzatori II anno
Gaia Arnese, Marta Maria Bonera, Michele Ermini, Maria Celeste Fameli Mathieu, Elena Fontana, Eleonora Gambini, Alessandra Indolfi, Roberta Indolfi,
Alessia Lombardi, Ludovica Manco, Giuliana Martinez, Federico Pedriali, Valeria Petroni, Julia Weronika Rydzyk, Gaia Stacchini, Giuseppe Zagaria

Danzatori III anno
Filippo Bonacchi, Rafael Candela, Caterina Cescotti, Manuela Victoria Colacicco, Deborah Congedo, Federica D’Aversa, Rossella Del Vecchio, Martina Di Prato, Isabella Moretti, Lautaro Muñoz, Emma Rebughini, Miriam Tagliavacche

Luci | Paolo Latini, Simona Ornaghi
Costumi | Nunzia Lazzaro
Elementi scenici | Mattia Franco, Alice Capoani

foto | Marina Alessi

Progetti Coreografici del II anno Corso Danzatore

COrpse
coreografia | Federico Pedriali
Interpreti | Julia Rydzyk, Celeste Fameli Mathieu
Tutor | Emanuela Tagliavia
Luogo: ingresso della falegnameria


“We shape our tools and then our tools shape us”
Marshall McLuhan
È una certezza sostenere che il nostro corpo ci appartenga? È davvero scontato pensare che esso non menta o che sia naturale? COrpse esplora il tema del corpo-oggetto, della soggettivazione e dei suoi confini. Ma soprattutto indaga la disposizione volontaria dei soggetti a farsi oggetti, a reificare se stessi in nome della compassione, dell’amore, della curiosità, della disciplina.
Quanto realmente siamo disposti a perderci per orientarci dentro un sistema? E quale è il rischio di trasformarsi in prodotti, pronti da scartare, visibili allo sguardo di tutti ma non al proprio?


Farfintadiesserecorpi
coreografia e interpretazione | Alessia Lombardi e Marta Bonera
Luogo: giardino scuola

Il mondo tecnologico, di cui si fa sempre più abuso, imprigiona l'essere umano in una dimensione non più corporea.
Il corpo si estrania, non respira e vive una condizione di alterazione nei confronti della supremazia digitale, rafforzatasi con l'avvento di una pandemia mondiale distruttiva.
Esso vive quindi una situazione di chiusura a causa dei fenomeni esterni, che annullano e deformano la sua fisionomia e organicità.
Il corpo sa di essere corpo e vuole riaffermarsi come tale: c’è una necessità di portarlo all'estremo, sentendo l'energia interiore che si tramuta in forza e presenza. C’è l’esigenza di riassaporare il sudore, godere del respiro, dell'affanno.
Riscoprire la pelle, le ossa e i muscoli.
Proprio perché il teatro è verità, chi meglio di un corpo vero e vibrante può mostrare cos'è la
verità ?
C’è voglia e bisogno di verità profonda.

Zinekken
coreografia | Gaia Arnese
Interpreti| Gaia Arnese, Elena Fontana, Ludovica Manco
Tutor | Paola Lattanzi
Luogo: spazio bici

Nello spazio-vita multisensoriale si osserva la difficile relazione tra individuo e collettività, attraversando una condizione limite tra sogno e realtà. C’è un luogo in cui domina l’inibizione di conscio e inconscio, di tempo e spazio.
Ti prude il piede? Avvicinati.

01
coreografia | Valeria Petroni
Interpreti | Valeria Petroni, Giuseppe Zagaria
Tutor | Biagio Caravano
Dramaturg | Elena Patacchini

Due corpi abitano lo spazio.
Il processo necessario alla scoperta e alla definizione di questo stesso spazio vitale permetterà loro di definirne i limiti, le possibilità, la memoria, gli errori e le necessità. In questa loro ripetuta ricerca che è presenza e assenza di sé e dell’altro, zero e uno, scopriranno nella reciproca connessione visiva uno specchio in cui riconoscersi e riscoprirsi.
Forzatamente rinchiusi in un loop spazio-temporale, dilatati e allo stesso tempo demoliti dall’occhio esterno della camera, i due corpi in scena vivranno l’urgenza di dover dare vita ad una singola creatura, libera solo in presenza dell’altro, aprendo altri infiniti spazi che esistono in funzione di regole sconosciute.
Nell’incontro, le geometrie stringenti della struttura solida in cui i corpi sono inglobati consentiranno alla loro natura liquida e mutabile di trovare una diversa forma sostenibile e osservabile.
Una nuova dimensione, retta dalla tensione superficiale dei due stati opposti della materia, che diventa il campo di esplorazione ora di se stessi, ora dell’altro, ora dell’invisibile.

Le Arilli
Coreografia e interpretazione| Eleonora Gambini, Giuliana Martinez
Tutor | Emanuela Tagliavia
Dramaturg | Giuseppe Pipino
Luogo: piazza del Glicine

Questa ricerca nasce come progetto site-specific, per adattarsi a spazi urbani e in natura. Lo studio parte dalla vicenda di Core/Persefone per distaccarsene in quanto racconto mitologico e indagarne il nucleo tematico: le azioni umane simbolicamente possiedono natura vitale e mortifera, morte intesa come transito, come possibilità sempre presente e necessaria all’esistenza, tale da determinarne la ciclicità e la rigenerazione.
È possibile servirsi del movimento per descrivere il processo attraverso il quale la vita ripropone sé stessa passando continuamente per la morte?
Quali meccanismi attua il corpo all’interno di questa ricerca? E se i corpi in scena sono due, cosa accade?

Io. Tu. Io e te. Tu ed io. Noi. Loro. Noi e loro
Coreografia ed interpretazione| Alessandra Indolfi, Roberta Indolfi
Dramaturg | Diego Pleuteri
Tutor | Paola Lattanzi
Luogo: retro Teatrino

Siamo state la stessa persona, siamo state la stessa carne, siamo state lo stesso respiro, e poi qualcosa ha deciso che quell'uno non bastava, che da quell'uno dovesse nascere un'altra vita. Siamo figlie e madre l'una dell'altra. Siamo state generate dalla nostra stessa carne. Siamo nate due volte. Ora siamo due, in vita, con le stesse sembianze fisiche e con tutto il nostro errare, incespicare e lottare con ciò che non possiamo controllare: la nostra origine, la nostra storia, la nostra nascita, scritta sulla nostra pelle, insita nel nostro modo uguale di respirare, camminare, incurvare la schiena, parlare al telefono. Danziamo e cadiamo per cercare di stare al mondo, in un mondo che è attratto da ciò che c'è tra noi e allo stesso tempo brama la nostra separazione. Un mondo che ha giocato con noi ad "indovina chi", che ci ha tolto nome e nel frattempo ci ha domandato curioso "come si fa? Cosa si prova?".
Io. Tu. Io e te. Tu ed io. Noi. Loro. Noi e loro.
Due corpi che si incarnano e si scarnano.

Ritratto di un'assenza
Coreografia e interpretazione | Ludovica Manco
Tutor | Paola Bedoni
Regista | Riccardo Vanetta

"Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi"
Amedeo Modigliani
A partire dal 1917 Amedeo Modigliani si dedica alla realizzazione dei ritratti di Jeanne Hébuterne in cui l’assenza dell’anima si palesa in un’assenza fisica di orbite svuotate, di sguardi ciechi. Eppure un’anima sembrano comunque mantenerla questi ritratti se tra i quadri esposti in un museo ne siamo attratti quasi magneticamente, e forse ancora di più di quanto non lo siamo con i loro ritratti fratelli in cui gli occhi finalmente si palesano. Nell’assenza fisica e di coscienza sembra rivelarsi in tutta la sua forza la vera essenza primordiale dell’essere umano.
Che cosa vuol dire ricercare questa essenza attraverso l’assenza in un corpo vivo?
Ritratto di un'assenza è uno studio che si pone l’obbiettivo di portare alla luce ciò che è possibile trovare di autentico ed essenziale in un corpo umano svuotato il più possibile dalla propria coscienza. In una performance totale che prende spunto dalle arti visive, il corpo della performer, sola sulla scena, detta l’impianto coreografico di un rituale che porta al progressivo abbandono dello stato di coscienza per rivelare ai testimoni l’essenza superstite.
In un mondo sempre più distante in cui il teatro si ripromette da anni di inseguire ed elevare alla massima potenza la presenza e la coscienza dei performer sulla scena, cosa significa ricercarne l’assenza?

Il dilemma del porcospino
Coreografia | Michele Ermini
interpreti | Eleonora Gambini, Michele Ermini
Tutor | Paola Bedoni
Luogo| patio sul giardino

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero per proteggersi […]col calore reciproco. Ben presto, però, sentirono le rispettive spine; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Così (per gli uomini) il bisogno in società[…]: le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili li respingono.”
Arthur Schopenhauer

Il dilemma del porcospino esplora il tema dell’empatia come organo di percezione, una rete che connette gli individui e fonda la relazione. L’immagine chiave è presentata da un filo teso che connette due corpi ciechi: la scena lascia emergere il conflitto, il fraintendimento e la solitudine.
Nel disagio della deprivazione sensoriale, cosa resta? Quanto, una relazione umana, può davvero affidarsi alla sola empatia, senza cedere al conflitto?

Euforia

Coreografia e interpretazione | Giuseppe Zagaria
Tutor | Ariella Vidach
Luogo | angolo del giardino

Un corpo è solo un corpo? Il mio è un corpo che vuole essere libero: non limitato in un sistema di genere binario, non sessualizzato dall’occhio esterno. Il mio corpo si osserva e viene osservato in ogni suo movimento e in ogni suo dettaglio. Il mio corpo esplora un genere fluido: uomo, donna, entrambi o nessuno.
Su cosa ci si sofferma quando si guarda un corpo muoversi privo o colmo di stereotipi di genere, ormai insidiati nella società?
L’assolo si basa sulla riflessione riguardo la fluidità di genere, la capacità di diventare liberamente uno o più di un numero di generi per un tempo qualsiasi e per qualsivoglia numero di cambiamenti. Nel progetto ricerco una qualità di movimento che attinge da tutto lo spettro di genere e poi se ne libera ambendo ad essere energia, dinamica, forza e presenza. I movimenti eseguiti sperimentando uno stile androgino creano euforia di genere.

Progetti Coreografici del III anno Corso Danzatore

Carne
coreografia | Filippo Bonacchi
Interpreti | Filippo Bonacchi, Federica D’Aversa e Rafael Candela
dramaturg | Giorgia Colantuono

Che cosa accadrebbe se gli individui si permettessero di liberare energie altrimenti represse dalla società?
Qual è il limite tra ciò che è lecito e ciò che non lo è? Il lavoro intende esplorare l’illecito, il censurato, ciò che altrimenti verrebbe inibito e soffocato, ma che in realtà è sfumatura profonda di quel sentire animale che inevitabilmente ci contraddistingue.
Una scena, quella abitata dai performer, in cui il corpo sperimenta il potere forte e la sottomissione pura, all’insegna di una liberazione individuale che passa necessariamente dallo sdoganamento fisico ancora prima di quello mentale.
Il corpo presente oscilla tra una qualità di movimento fluida ed una scansione spazio-temporale netta, passando da momenti di rallentamento estremo e conseguenti "stop" ad altri più concitati ed impulsivi tutti.

22

coreografia | Caterina Cescotti
intrepreti | Caterina Cescotti, Miriam Tagliavacche
dramaturg | Giulia Cermelli
Tutor | Davide Montagna

La terza legge della dinamica di Newton dice che: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Questo principio di azione reazione domina inevitabilmente tutti gli aspetti della nostra vita. Infatti l’immobilità è impossibile nella relazione, ma è necessaria una costante ricerca di equilibrio. E’ su questo che si concentra "22": l’eterna ricerca dell’equilibrio. All'interno di queste strette leggi della fisica due elementi prendono coscienza del fatto che l'individuo non può esistere da solo.
L'esistenza legata alla necessità della sicurezza ci preclude la libertà e con essa il contatto reale con l'altro. La necessità della relazione attiva, porta al rischio di abbandonare la propria sicurezza, ma, se il contatto avviene, si accende la connessione. Lo scambio e l'ascolto reciproco portano infine all'equilibrio, rinnovato attivamente in ogni momento attraverso il movimento.
Così, anche senza vincoli, due elementi possono essere legati ma liberi.

Soul Space
coreografia | Rossella Del Vecchio
interpreti | Rafael Candela, Carmine Di Pace
drammaturgia | Giorgia Colantuono
Tutor | Paola Lattanzi

Due soggetti si trovano a dover condividere uno stesso luogo. Uno spazio d’animo. Questo è lo spazio che entrambi frequentano almeno una volta a settimana, da diverso tempo ormai, in cui si grida la dipendenza, il complesso, la rabbia.
I corpi si raccontano nello stesso istante e nella stessa struttura, tutte le volte senza saperlo. Un punto di partenza comune per dire qualcosa che il corpo trasformerà in danza.
La coreografia indaga non solo gli stati emotivi dei soggetti nella loro lotta quotidiana a vivere ma anche il rapporto tra una voce muta e un corpo che scalpita.
Il progetto coinvolge il pubblico nell’atto simultaneo di guardare, analizzare e partecipare alla performance attraverso un’introspezione di sé e dell’altro (secondo l’idea di teatro povero di Grotowski, infatti, lo spettatore non è mero fruitore passivo di uno spettacolo ma individuo che, attraverso gli stimoli veicolati dal performer, desidera autoanalizzarsi). L’urgenza comunicativa di quest’ultimo si trasforma così in urgenza espressiva per lo spettatore.

Mangrovia
coreografia e interpretazione | Isabella Moretti
tutor | Biagio Caravano
costume | Chiara De Nigris

Un corpo che ha il solo bisogno di essere, non racconta, non espone tematiche.
Partendo da una condizione essenziale di ascolto, il processo creativo ha il fine di esplorare
attraverso la danza il rapporto con il tempo e lo spazio.
La percezione visiva, tattile e sonora costituisce un’esperienza che permette al corpo di abitare lo
spazio attraverso un'elaborazione sempre più complessa di movimenti articolati.
Come un occhio che apprende, assorbe, immagazzina e restituisce, il corpo elabora una propria
identità.

Sull'ordine delle cose
coreografia | Lautaro Muñoz
intrepreti | Deborah Congedo, Federica D'Aversa, Isabella Moretti, Rafael Candela, Caterina Cescotti
Questo lavoro si basa su alcuni frammenti della corrente nichilista rumena degli anni ''30 /''40 dello scorso secolo.

Armilla
coreografia| Manuela Victoria Colacicco
interpreti | Rossella Del Vecchio, Martina Di Prato, Federica D’Aversa, Deborah Congedo, Isabella Moretti
drammaturgia | Eliana Rotella

Una città priva di edifici e strade, “eccetto le tubature dell’acqua che salgono verticali dove dovrebbero esserci le case”. Tra le Città Invisibili di Italo Calvino, Armilla è un posto “abbandonato prima o dopo essere stato abitato”. La vita in questo luogo scorre come l’acqua nei condotti solo grazie alle ninfe che lo popolano, creature mitologiche che per antonomasia esistono nel momento in cui sfuggono allo sguardo dell’uomo, abitando solo nei perimetri dove possono muoversi indisturbate nel loro elemento naturale. Cosa accade a una città quando si svuota? Cosa succede ai luoghi nel momento in cui l'elemento umano viene a mancare? L’assenza
dell’ uomo apre alla possibilità di far emergere la vita autonoma degli spazi. Le ninfe di Armilla, la cui presenza femminile è la rappresentazione della natura stessa, ribaltano il mito: non fuggono più, non propiziano fertilità, ma fissano lo spettatore negli occhi ricordandogli la sua condizione di fragile abitante, di ospite in un mondo che continuerà a vivere, anche senza di lui.