Crediti
Coordinamento | Marinella Guatterini
Assistente al coordinamento | Davide Montagna
Tutor dei progetti | Paola Bedoni, Paola Lattanzi
Danzatorə II anno
Lara Isabel D'Urso, Antonella Sciotti, Giada Romanò, Emanuele Giuseppe Rao, Rocco Tarantino
Danzatorə III anno
Anna Giurdanella, Dario Pio Garella, Gaia Mancini, Chiara Pelusi, Alessia Puleio
Luci | Paolo Latini, Simona Ornaghi
Costumi | Nunzia Lazzaro, Fabiola Soldano
Elementi scenici | Alice Capoani, Mattia Franco
Progetto fotografico | Denise Prandini
Coordinamento organizzativo | Camilla Gentilucci, Lorenzo Vannacci
RAGDOLL - Il Video
C'è un momento in cui il gioco sfugge dalle mani di chi lo ha creato
Ideazione, interpretazione, drammaturgia, montaggio e sound design | Lara Isabel D’Urso
Assistente di produzione | Matteo Kaeppeli
Ragdoll è il video con cui accogliamo il pubblico in atrio:
Ragdoll è un piccolo ecosistema di corpi di pezza, gesti quotidiani e presenze dispettose.
Trascinata, corretta e continuamente rimessa al proprio posto da una mano insistente, una bambola finisce per moltiplicarsi e abitare gli spazi della Paolo Grassi, dando loro nuove possibilità di esistenza.
In questa progressiva appropriazione dello spazio, la scuola diventa un habitat, una geografia affettiva da riscoprire: un luogo in cui ciò che era stato pensato per essere controllato inizia lentamente a vivere di una vita propria.
IN SOVRAIMPRESSIONE
Coreografia e interpretazione | Antonella Sciotti e Giada Romanò
dramaturg | Giulia de Filippis
La prima risposta è stata la repulsione, tradotta fisicamente nella spinta, esercitata in modo continuo e reciproco sul corpo dell’altro. Questa “spinta” richiede uno scambio di peso tra i corpi che ne genera uno spostamento continuo nello spazio ormai condiviso, e perciò inevitabilmente una stretta dipendenza tra di loro. Il corpo dell’altro diventa quindi supporto, leva per l’azione nello spazio.
Con l’evolversi del nostro lavoro questa relazione fisica si è tradotta non solo in repulsione ma anche in momenti di reale avvicinamento, di incontro, di incastro, di equilibrio e disequilibrio, fino ad arrivare a dei momenti di unisono.
In parallelo all’azione dei corpi, abbiamo deciso di introdurre la parola. Inizialmente, ispirate anche dalla lettura di “Io sono il vento” di Jon Fosse, abbiamo provato ad utilizzare un tipo di parola evocativa, che ha portato il lavoro in una dimensione indefinita e atemporale, quasi un mare della coscienza, dove le due entità navigano. Successivamente, nel tentativo di creare un livello altro rispetto a quello dei corpi, abbiamo spostato la parola in una dimensione più concreta e quotidiana, una forma di “dialogo-conversazione”, che non sembra quasi mai riuscire in una vera e propria comunicazione interna. Una sorta di incomunicabilità quotidiana, che vorrebbe essere comunicabile.
Abbiamo quindi costruito dei dialoghi, o meglio, pezzi di dialogo, che creano un tipo di ambiente e di immaginario vicino alla quotidianità dei legami umani, lasciando tuttavia aperta la possibilità di immaginare quale sia il tipo di legame esplorato (da due amiche, a due sorelle, a due amanti…) e come sia lo spazio in cui viene vissuto. In questo senso la parola e il corpo viaggiano su due binari paralleli, che cercano di mantenere la propria rotta ma con inevitabili interferenze.
Oltre a Jon Fosse, “Il contrario di uno” di Erri de Luca è stato per noi fonte di riflessione sul concetto di relazione a due. Erri de Luca racconta come la presenza dell’altro che infrange e contraddice la solitudine, sia in realtà risorsa, forza motrice e fonte di alleanza in disparate situazioni. “Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato”.
MI DISPIACE MA IO ESISTO
Coreografia e interpretazione | Emanuele Giuseppe Rao
Una coreografia che va a esporre i miei difetti e paure al pubblico, e la mia paura più grande è sicuramente il giudizio altrui.
Con questo io voglio liberarmi di queste catene che mi trattengono.
Nudo agli occhi del pubblico vengo giudicato come nei miei peggiori incubi, eppure io non avrò paura e fregandomene io danzerò.
Nascondendo la faccia e scoprendo la pancia, lascio visitabile una parte delicata al pubblico, un mio difetto, un punto in cui sono vulnerabile. Partendo dalla concezione che il mio corpo non è un fisico da danzatore.
Una progressiva liberazione dell'auto giudizio e di trasformazione, una metamorfosi: passando da una larva strisciante a una libera farfalla espressa dalla differenza di movimento di una contrazione muscolare, scattosa e limitante contrapposta un movimento piú fluido e libero
Elementi di disturbo e viscerali sono il punto centrale della coreografia il graffiare la pelle tanto da lasciare i segni, punto a dare fastidio, provocare il pubblico che mi sta guardando e giudicando, un metaforico girare il manico del coltello che prima aveva il pubblico e poi io
Ispirazioni :
- il film “le ali della libertà” in particolare la scena in cui il protagonista riesce ad evadere dalla prigione
- L'esperienza di una sessione di sketch con soggetto nudo a cui ho assistito e che mi ha suggerito alcune tematiche come il nido scenico
- Un breve racconto di Antonin Artaud intitolato Non c'è più un firmamento all' interno de Il teatro e il suo doppio: una città impazzisce poiché le stelle e la luna scompaiono all'improvviso e, alla fine, c'è l'entrata di una corte dei miracoli che mi ha suggerito l'utilizzo del mio corpo (non canonicamente apprezzato nella danza ) come tematica per il progetto.
TRASLUCIDO
Coreografia e interpretazione | Rocco Tarantino
Un luogo reale.
Riconoscibile.
Quotidiano.
Uno spazio costruito da abitudini, funzioni, meccanismi a cui sono stati attribuiti significati precisi e dentro i quali il corpo dovrebbe saper stare, come muoversi, cosa fare. In questa realtà qualcosa si trasforma.
Il corpo non aderisce più alle convenzioni previste dallo spazio. Interrompe la logica ordinaria del gesto, devia dalla norma, abita il luogo in maniera impropria. Da qui la dimensione perde progressivamente il suo significato conosciuto diventando instabile, estraneo, incontenibile.
I pensieri intrusivi emergono come materia visibile. Impulsi, immagini mentali, tensioni attraversano il corpo fino a violarlo. Il corpo agisce, non viene agito. Si lascia attraversare da forze sovrastanti, da una casualità che, reiterata, diventa scelta. E la scelta, ripetendosi, ritorna caso.
Lo spazio si trasforma in un ambiente sospeso tra protezione e mutazione. Come un feto, il corpo attraversa uno stato incompleto, intermedio, non definito. Non è più umano ma non è ancora altro. Rimane in una zona liminale, lontanissima dalla quotidianità e da qualsiasi forma conosciuta. Indaga cosa gli accade quando smette di rispettare le regole implicite dello stare al mondo. Quando rifiuta le coordinate assegnate.
Il processo non conduce a una nuova identità, ma a una perdita radicale di riconoscibilità. Un corpo senza nome, non convenzionale, immerso in uno spazio che non offre più alcuna certezza.
La metamorfosi nasce qui: nel momento in cui non si distingue più il luogo che ci contiene né il corpo che lo attraversa.
(CO)INCIDERE
Coreografia e interpretazione | Anna Giurdanella, Alessia Puleio
dramaturg | Giulia De Filippis
Lo studio nasce dall’esplorazione dei corpi in relazione tra loro, in cui la presenza reciproca modifica costantemente il movimento e ne ridefinisce le direzioni. In (CO)INCIDERE, due corpi si intrecciano e dialogano in un continuo tentativo di affermazione e di prevalenza l’uno sull’altro. Nelle relazioni l’identità si costruisce specchiandosi nell’altro, in un continuo scambio e confronto reciproco, che sfocia spesso in un conflitto ma anche in un patto, un’alleanza. Alleanza fatta di un linguaggio comune e speciale di chi dialoga, una sorta di codice interno comprensibile solo a chi lo parla. Un’alleanza che sancisce un legame indistruttibile che protegge da un esterno più complesso, a volte schiacciante, dove correggersi e prevalere è necessario. Come risuona questa “richiesta esterna” nella dimensione interna della relazione?
KICK OFF SUNDAY
Coreografia e interpretazione | Dario Pio Garella, Anna Giurdanella, Chiara Pelusi
dramaturg | Leonardo Ravioli
C’è un’inconciliabile distanza tra essere vivi e sentirsi vivi. Una distanza che separalo stadio dal campo, l’individuo dal gruppo, la società dal nostro sentire. C’è una distanza che ci divora. Ci convince a seppellire quello slancio. Per alcuni rimane sepolto una vita. Di solito per gli ultras servono meno di novanta minuti per ricacciarlo fuori. Una cattiveria che è propria dei bambini, in cui risiede quel misto di rabbia e incontentabile euforia. Il calcio diventa una bandiera di quel voler vivere che abbiamo dimenticato, fatto di popolo, crudezza e sprezzo: che sgorga tutta d’un tratto, portando a una ferocia di cui, non serve negarlo, tutti siamo dotati. La partita finisce nel sangue. Il settore della Curva Nord è sgomberato. Solo i corpi rimangono da rimuovere. Sembra che ogni domenica sia peggio. Eppure, nessuno vuole perdere questa occasione. Per un attimo, quella nostalgia di vita torna al presente. Tutti tornano, ogni domenica. L’inferno.
Ingresso gratuito - prenotazione obbligatoria
Info e prenotazioni
mail r.paparella@fondazionemilano.eu
Si accettano prenotazioni per un massimo di due ingressi a nominativo