Crediti dello spettacolo
LA STELLA CHE NON CONOSCE IL TRAMONTO
testo Pietro Ruggero Sanclemente | regia Pasquale Renella
interpreti | Jacopo Fiori, Gaia Curto, Pietro Vuolo, Marta Militello
tutor | Tatiana Olear
Scene e costumi | Rachele Colombo, Margherita Magnoni, Arianna Martiradonna
Musiche | Francesco Locatelli
Supporto alla produzione | Maria Rosaria Criscuolo, Anita Farina, Roberta Marolla
Nota al testo - Pietro Ruggiero Sanclemente
Quattro ragazzi in scena, quattro diverse posizioni sociali, economiche, culturali.
Quattro diverse ideologie.
Quattro ragazzi ciascuno con la possibilità e la capacità di usare il proprio potere.
Quattro poteri che cercano e riescono ad allinearsi per darsi stabilità, legittimità, per diventare dominio.
Una stanza, spaziosa ma pur sempre una stanza. Vediamo solo quattro personaggi e vediamo solo una stanza. Ma è una stanza che si dilata fino a diventare vastissima e sono quattro personaggi che proiettano fuori da questa stanza non solo le situazioni, azioni e relazioni di loro quattro, ragazze e ragazzi, interne alla stanza, ma soprattutto le situazioni, azioni e relazioni di chi non è fisicamente presente in quella stanza, pur essendoci stipato e compresso dentro, ossia il nucleo politico, e non ideologico, del testo.
Nota di regia - Pasquale Renella
“Buonanotte Occidente”
Lo spettacolo affronta il tema del potere, raffigurandone le spietate logiche che deviano, corrompono e disumanizzano. Intrecciando aspirazioni, ideali e follie. Il lavoro delinea un contesto, in cui non c’è empatia, ma solo la volontà di esercitare potere.
Il potere è estremamente pragmatico e il pragmatismo uccide tutto ciò che non gli è utile.
In una Torino già turbata da disordini, quattro giovani progettano un colpo di stato. La loro base operativa è uno spazio simbolico, freddo e geometrico, dove la svolta politica promette libertà e giustizia. I loro discorsi ideologici vengono smontati e ricomposti in una chiave puramente strategica.
È una partita in cui bisogna pensare alla mossa giusta per ottenere ciò che si vuole. Per materializzare lo scontro in scena, su un grande tavolo è steso un Risiko con la mappa della città di Torino. La città reale si trasforma in una superficie bidimensionale dove gli spostamenti di oggetti minuscoli prefigurano violenze e disordini.
Su un diverso piano di rappresentazione, lo spettacolo dipana la dimensione mitica, dando luogo alla raffigurazione del potere attraverso le apparizioni di Roman von Ungern-Sternberg, un signore della guerra, che fonde in sé violenza, misticismo, militarismo e restaurazione monarchica.
Indagando l’utilizzo del potere e le sue derive, lo spettacolo tratteggia un ritratto fosco del desiderio di potere e di cambiamento, prefigurando il ritorno di vecchi mostri della Storia.